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I congedi ai padri nel 2018

Il congedo obbligatorio per i neo papà, inizialmente introdotto a carattere sperimentale per il triennio 2013/2015, per effetto di un susseguirsi di norme e da ultimo l’art. 1 comma 354 della legge 232/2016, è stato prorogato con previsione di estensione a due giorni per l'anno 2017 e a quattro giorni per le nascite e le adozioni/affidamenti avvenute nell’anno 2018; tali giorni possono essere goduti anche in via non continuativa. Trattandosi di un diritto autonomo, lo stesso è aggiuntivo a quello della madre e spetta anche se la madre non ha diritto al proprio congedo di maternità.

Diversamente da quanto previsto per la madre in caso di parto prematuro in relazione allo slittamento del termine di inizio del congedo obbligatorio, per il neopadre i cinque mesi durante i quali deve fruire della giornata di permesso obbligatorio, scadono al compimento del quinto mese di vita del bambino.

Al padre è riconosciuta, per i giorni di congedo obbligatorio (in aggiunta alla madre), un'indennità pari al 100 per cento della retribuzione a carico dell’INPS, anticipata dal datore di lavoro, al pari delle altre indennità. Il padre lavoratore dipendente deve comunicare in forma scritta al proprio datore di lavoro le date in cui intende usufruire del congedo, con almeno 15 giorni di preavviso. Se richiesto in concomitanza dell'evento nascita, il preavviso si calcola prendendo a riferimento la data presunta del parto.

Dal 2018 è stato infine ripristinato il congedo facoltativo ma per un solo giorno e in sostituzione di un giorno di astensione obbligatoria spettante alla madre.

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Dal 1° luglio stop ai contanti per le retribuzioni

La legge di bilancio n. 205/2017 (commi 910/914) ha stabilito che a decorrere dal 1° luglio 2018 i datori di lavoro o committenti sono obbligati a corrispondere ai lavoratori la retribuzione, anche in acconto, solo attraverso una banca o un ufficio postale con uno dei seguenti mezzi:

a) bonifico sul conto identificato dal codice IBAN indicato dal lavoratore;

b) strumenti di pagamento elettronico;

c) pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento;

d) emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, a un suo delegato (coniuge, convivente o un familiare, in linea retta o collaterale, purché di età non inferiore a sedici anni).

Sono ricompresi i pagamenti effettuati nei confronti dei lavoratori indipendentemente dalla tipologia del

rapporto di lavoro instaurato (lavoratori subordinati, collaboratori, soci di cooperativa).

La sola firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione.

Tali disposizioni non si applicano ai rapporti di lavoro instaurati con le pubbliche amministrazioni

di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165[1], né agli addetti a servizi familiari e domestici.

Sanzioni

Il datore di lavoro o committente che viola tale obbligo è soggetto alla sanzione amministrativa

Da 1.000 euro a 5.000 euro.

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[1] Per amministrazioni pubbliche si intendono tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunita' montane. e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN) e le Agenzie di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300. ((Fino alla revisione organica della disciplina di settore, le disposizioni di cui al presente decreto continuano ad applicarsi anche al CONI)).

Aumentano i destinatari del Bonus 80 euro

Il comma 132 della legge di bilancio 2018 n. 205/2017, ha ampliato la platea dei destinatari del bonus degli 80 euro.

L’importo del bonus nel 2018 resta a 960 euro annui.

Il reddito che permette di percepirlo per intero non deve essere superiore a 24.600 euro (fino al 31/12/2017 - 24.000 euro)

Non spetta affatto per i redditi che superano i 26.600 euro.

In modalità decrescente sarà erogato per chi possiede redditi da 24.600 euro a 26.600 attraverso il seguente calcolo:

-        il credito spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l'importo di ((26.600 euro)), diminuito del reddito complessivo, e l'importo di 2.000 euro (at. 13 TUIR 917/86).

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